(R)Histoire D’O

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Ristorante D’O Cornaredo (MI)   (visitato il 23/06/2011)

Decidere di andare a mangiare una sera al ristorante D’O significa telefonare sei mesi prima per prenotare un tavolo: a gennaio di quest’anno abbiamo prenotato, visto che con una coppia di amici si era deciso di provare la cucina di Davide Oldani.

Il locale è molto “minimalista” e abbastanza freddo, riscaldato solo dalla calura estiva (prima nota dolente). Ci sono due sale molto piccole a con i tavoli un po’ troppo attaccati tanto che un paio di volte il cameriere ha servito le portate passando davanti al naso dei commensali perchè impossibilitato a girare intorno a tavolo. La tavola è apparecchiata con piatto, bicchieri e un’unica e inutile posata a metà tra il cucchiaio e la forchetta (foto) ma che non compie bene la funzione d’uso di nessuna delle due posate (che è stata da prima soprannominata “cucchietta” e poi “forchiaio”).

Ma parliamo della cucina, visto che è per questo che siamo venuti qui. Oldani utilizza materie prime ottime, prediligendo quelle “povere” ma annoiando. I suoi piatti sono tutti giocati sul contrasto tra “caldo e freddo” e tra “salato e dolce”, quindi in tutti i piatti si trova qualche frutto dolce e qualcosa di gelato (tipo gelato di parmigiano o rucola ghiacciata). In alcuni punti il menù sembra scritto da Panariello che imita Renato Zero (ah, si può dire con una parola sola? cit.) e quindi il Primosale diventa “latte cagliato” e il cuore diventa “miocardio”…

Dal menù Patrizia, gli amici ed io abbiamo scelto: Latte cagliato (primosale), alici di salagione, fichi e pesto alle erbe; zucchina frangipane, rucola ghiacciata, zafferano e datteri; Melanzana caramellata, Grana Padano selezione D’O caldo e freddo; Semola mantecata, ricci di mare in salsa (in italiano sarebbe una salsa di ricci di mare), uvetta e coste di lattuga (in numero di due unità); Vellutata tiepida di pesca bianca, cappelletti di capperi ed olive; Galletto alla diavola, albicocca e salsa alla noce moscata; Pasta di salame cruda, pinzimonio, limone verde, liquirizia e sfoglia di pane; “Miocardio” di vitello, chutney speziata;  Cioccolato “Dopoleotto” (AfterHeight in pratica) e mou croccante (molto bruciata in realtà); “Migliaccio” con lampone e rosmarino (l’unico davvero riuscito).

Assieme alle pietanze abbiamo bevuto una bottiglia di Prosecco Superiore “Banda Rossa” Extra Dry Bortolomio (che il sommelier ci ha indicato come “non molto secco”!) e una bottiglia di Rossese di Dolceacqua “Migliarina” di Rondelli. Alla fine il conto è stato anche onesto, 207,00 € in quattro.

Che dire, non è il nostro ristorante, non è una cucina che sa emozionare pur essendo sicuramente una buona cucina, con un’ottima esecuzione. Difficilmente ci torneremo.

Ristorante D’O
Via Magenta, 18
Località San Pietro all’Olmo – Cornaredo (MI)
Tel. 02.9362209
Chiuso Domenica e Lunedì

  1. Alessandro says:

    Solo un appunto sul commento relativo al vino.
    Extra-dry fa riferimento a vini il cui contenuto zuccherino è 12-20 g/l, da non confondere con extra-brut, contenuto massimo 6g/l.
    Sono vini tipicamente meno secchi dei brut, che hanno fino a 15g/l.
    Il commento tra parentesi, con tanto di punto esclamativo, mi pare quindi inappropriato.
    Saluti

    • Ciao Alessandro, grazie per la puntualizzazione. Non ritengo comunque che il commento sia poi così innapropriato.
      Grazie, Roberto

  2. stefania says:

    Ci sono stata una volta a pranzo. Anche secondo me è decisamente sopravvalutato e poi mi spiace, ma la location è veramente deprimente.
    No, non capisco tutto il can-can intorno a Davide Oldani.

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