La terra? È bassa!

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Lo scorso fine settimana siamo stati ospiti da una coppia di amici in quel di Mango (che si trova nella Langa, provincia di Cuneo). Come sempre quando siamo da loro, il sabato mattina è dedicato alla spesa alimentare. Tappe obbligatorie per la spesa sono:  il mercato contadino in Piazza Medford e il mercato bio “Il contadino in tavola” in Piazza Pertinace, in quel di Alba.
Una delle ultime volte in cui eravamo stati, avevo comprato da un contadino una farina di grano rosso (tipo 2) che era davvero fantastica. L’avevo utilizzata per fare pane e focaccia ed erano venuti superlativi. Allora ho cercato il suo banchetto e quando l’ho visto mi sono messo in fila per poter acquistare quella fantastica farina. Non sapevo che mi avrebbe atteso una delusione; non aveva più quella farina. Me ne sono rammaricato e gli ho detto che era un peccato perché era davvero buona, che il pane e la focaccia erano venuti fantastici. Non so se per i complimenti o perché ci siamo messi li a fare un po’ di chiacchiere, ma ha iniziato a raccontarci che quella farina non la fa più perché i suoi figli non vogliono coltivare quel tipo di grano ne tantomeno il suo amato mais “ottofile“. Il motivo è la fatica! Quel grano cresce alto, fa molta “paglia” e quindi tende a piegarsi molto complicando la mietitura. L’ottofile invece ha il problema che le pannocchie cascano anche a terra e si sa che la terra è bassa e quindi la raccolta di quella parte di raccolto è più faticosa. Ci ha raccontato che fa agricoltura biologica da 25 anni (e pensate che non chiama le sue verdure “verdurevedure” o “verdure vere” ma semplicemente verdure, che tipo strano…) e che i figli sono più orientati alle colture facili (magari torneranno a fare convenzionale invece di biologico, chissà) tant’è che l’ottofile gli tocca coltivarlo in un piccolo appezzamento. Insomma era davvero rammaricato di non poterci dare la farina di grano rosso. Gli ho chiesto di procurarmela in modo che i nostri amici avrebbero potuto ritirarla tra 15 giorni (ha ancora un po’ di grano rosso stoccato nel silos) e mi ha risposto di no, perché se prende un impegno deve poi rispettarlo (facciamolo Premier subito o almeno parlamentare!) e ha paura di dimenticarse.
Parlare con lui mi ha suscitato tristezza per quel suo rammaricarsi di non aver certezza che i suoi sforzi per un’agricoltura rispettosa e di recupero di varietali particolari, pagati con duro lavoro,  possano (facilmente) andar sprecati solo perché la terra è bassa.

Se capitate nei pressi di Dogliani, andate a trovarlo e acquistate polenta di mais “ottofile”  e farina di grano rosso, sia mai che i figli, in vista di futuri guadagni, non riprendano a coltivarli.

Azienda Agribiologica Pecchenino Lorenzo

Frazione San Luigi 32, 12063 – Dogliani
Telefono: 0173 71264

la foto originale è tratta da LombardiaBeniCulturali

  1. Mi hai fatto tornare in mente mio nonno. Anche lui, quando i turisti gli chiedevano perchéi suoi figli non facessero i contadini, rispondeva con un sorrisino storto :”eh… perché la tèra l’è bàsa!” … Credo davvero che solo un’infinita passione possa costringere a certe fatiche.
    Intanto prendo nota per Dogliani :)

  2. Bravissima! La sua farina semintegrale di grano rosso è assolutamente da provare e poi lui è da conoscere.

    • L’azienda biologica Pecchenino Lorenzo è presente a Torino, ogni quarto sabato del mese, presso il mercato dell’ASCI in piazza Palazzo di Città. Sabato scorso ho acquistato farina di Gentil Rosso integrale (senza crusca) e confermo che è straordinaria, tra le migliori che abbia mai utilizzato… basta sentirne il profumo per capirlo … La Comunità del Cibo Pasta Madre si impegnerà, con le sue azioni divulgative e di spesa consapevole, a garantire questo presidio.

      • Roberto says:

        Fortunatamente ho saputo che ha ripreso a coltivare il Rosso gentile in seno al progetto del Consorzio Pan ed Langa (su cui ho scritto un post). Quindi possiamo stare tranquilli che troveremo ancora per molto tempo quella fantastica farina.

  3. Buongiorno eh sì !! Forse con un po’ più di senso della misura dovremo tornare a pensare di essere più vicini alla terra: tornare a tenerci i nostri piedi più piantati. La smania del soldo sempre più facile senza fatica ci ha portato dove siamo e, forse, non è proprio quello che era importante. Un paese come il nostro, per tornare ad alzare la testa, dovrà invece tornare ad abbassare la schiena e la terra è, ancora, una fonte di ricchezza e saggezza. Un caro saluto. Bruno

  4. E’ vero i miei nonni lavoravano i campi e quando ero piccolina stavo da loro mi ricorda tanto la mia infanzia questa foto :)

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