#Aglianicosottolamole
Reseconto personalissimo (trattasi di impressioni e sentimenti e mai di giudizi) dell’evento Aglianico sotto la Mole organizzato da Davide Marone con il supportato di Elena Bardelli e Fabrizio Gallino.

Partiamo col dire che la giornata è iniziata non benissimo visto che il navogatore è riuscito a farmi fare il giro della luna per arrivare a destinazione e mi ha costretto a lasciare la macchina a quasi un chilometro di distanza nonostante ci fosse un immenso parcheggio a 100 dalla destinazione. Inoltre tutto ciò ha fatto si che arrivassi pure in ritardo (cosa che odio). Fortunatamente il ritrovare volti, piacevolmente, noti e la prospettiva di gustare un po’ di Aglianico ha subito raddrizzato la giornata ![]()
Dopo lo scambio di saluti e di chiacchiere con gli amici e la conoscenza dei volti “nuovi” ( a me), mi sono accomodato al tavolo Sabaudo (come lo ha definito Luigi) al quale sedevano tra gli altri, oltre a Luigi, Vittorio “tirebouchon“, i Fratelli Durando (noti “spacciatori” di Ruchè, Grignolino e molto altro), Mario Bevione (Master of Nebbiolo), Marco Benna e Carlo Cantono. L’unica pecca è stata quella di sedermi proprio di fronte a Luigi
(non potevo esimermi) così mi è toccato pure far discorsi seri e profondi sul vino, sul cibo, sull’agricoltura e sulla cultura. Soprattutto è stato interessante vedere come l’interpretazione del vino è davvero personalissima.
Gli Aglianico messi in degustazione erano: Carbone Vini, Vini Laluce, Vigne Mastrodomenico, Musto Carmelitano, LeLuSi Vini e Tenute d’Auria. Quasi tutti i produttori erano presenti ad eccezione di Tenute d’Auria e ognuno ha avuto modo di presentare il proprio vino e poi di passare tra i tavoli per scambiare opinioni e commenti con i commensali.
Durante la degustazione molti erano intenti a prendere appunti, molte sono state le domande rivolte ai produttori perché davvero (con un po’ di sorpresa da parte mia) l’Aglianico è poco conosciuto, nonostante sia in qualche modo anche al centro di un romanzo (Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo). Vino che è un po’ scorbutico in gioventù, con il passare degli anni migliora e regala il meglio di se; molto profumato (frutti rossi, fiori, qualche nota di spezie e una leggera nota vulcanica) e davvero potente al palato, sia per la grande struttura che per la forte presenza di tannino, glicerina e acidità. La degustazione “guidata” è stata fatta su un Aglianico per azienda. Sono stati presentati dei vini di annata 2005 (LeLuSI), 2007 (Tenute d’Auria, Laluce e Carbone), 2008 (Mastrodomenico) e 2009 (Musto Carmelitano). Tra i miei appunti ci sono scritte molte cose, alcune tecniche altre più legate alle emozioni. I vini erano tutti perfetti (tranne qualche nota di legno troppo preminente in Tenuta d’Auria), ben fatti. Secondo il mio gusto troppo giovani i 2008 e 2009; in particolare il 2009 era davvero troppo crudo e spigoloso, avrei preferito assaggiare almeno un 2007. Quello che secondo me è quello più godibile, pronto per accompagnare degnamente la tavola, è LeLuSi 2005 che mi ha regalato emozioni intense.
Dopo la degustazione e una (un po’ troppo lunga) pausa, abbiamo pranzato. I cibi sono stati accompagnati dai vini dei produttori (sia Aglianico che bianchi e rosè). Qui le cose sono andate un po’ peggio, qualche vino con “profumi” meno nobili e dei finali amari stile caffè non zuccherato ma meno piacevole. Tra i vini bevuti, oltre al LeLuSi, ho apprezzato molto: il Fiano 2010 di Carbone Vini (consigliando però di cambiare il nome perché se no è immancabile il paragone con i Fiano Irpini); il Moscato secco di Laluce (anche se con qualche imperfezione, a mio gusto ovviamente); l’Aglianico Stupur Mundi 2007 sempre di Carbone Vini, un vino vinificato con uve di sole vigne vecchie anche se avrei preferito una bottiglia con qualche anno in più
L’organizzazione della giornata è stata davvero perfetta e la formula è sicuramente più interessante rispetto alle solite fiere con degustazioni seriali. Bravo Davide!




Roberto mi piace la tua sincera passione per il vino che traspare da queste righe, e grazie per essere venuto a sostenere una iniziativa che ha avuto l’ardire di presentare un vino del sud in terra sabauda.
Note di degustazione ben scritte e interessanti.
Di vino capisco davvero poco, ma mi piace leggerne quando chi ne scrive racconta “il vino” in maneiera schietta, senza ghirigori astrusi sui “sentori di zucca autoctona del Madagascar”
Per le feste mi regalerò un assaggio di Aglianico… sìsì!
Grazie Roberto per la tua partecipazione e per il tuo bel post. Spero e credo che tutto sia stato di tuo e Vostro gradimento. Mi spiace per il tuo tour tra le strade di Torino e purtroppo per la pausa ci voleva un po’ di tempo tecnico. Grazie ancora…
La prossima volta vengo senza navigatore
La prossima volta telefona ai Sabaudi per avere le indicazioni stradali!
E’ veramente incredibile la differenza di interpretazione dei vini, mentre ti rispondo leggo i miei appunti e dichiaro che per me i migliori sono stati: il Le drude 2007 di Michele Laluce parimerito con il 400 some 2007 di Carbone. Hors cathegorie il Serra del Prete 2009 e il rosato d’antan di Musto Carmelitano.
Molto interesanti il Fiano e il Moscato secco.
Però sarai sempre ospite d’onore al tavolo Sabaudo.