Questo cibo è Copyright!!!

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Ogni tanto qualcuno si sveglia e inizia a urlare contro qualche multinazionale che ha brevettato un alimento. Ieri un pomodoro, oggi un broccolo e domani chissà. Chi urla è, a seconda dei casi, Slow Food, una testata giornalistica, qualche associazione.
Ma c’è davvero da preoccuparsi? Da alzare la voce? Si! E molto. Primo perché questa (pessima) pratica non è nuova e nemmeno recente. All’inizio degli anni 2000 l’India si schierò contro la RiceTech perché aveva brevettato il Riso Basmati. Si avete letto benissimo, quella varietà di riso che cresce da sempre in India, lungo le rive del Gange. Secondo perché le multinazionali delle sementi sono le stesse che fanno farmaci e fanno prodotti chimici per l’agricoltura. In pratica ci sfamano, ci intossicano e poi ci curano (‘). davvero un bel business.

Ma perché brevettare un seme o un maiale? Primo perché quel seme produrrà semi NON fertili che non potranno essere seminati, quindi i contatini (soprattutto quelli dei Paesi in via di sviluppo) sono presi nel gioco e devono ricomprarseli. Non solo, per far crescere i semi DEVO usare prodotti chimici per agricoltura che, caso vuole, produce la stessa multinazionale dalla quale ho acquistato i semi. Si arriva anche al paradosso dei maiali brevettati la cui prole è di proprietà della multinazionale che ha il brevetto e non dell’allevatore che li sfama!
Ma quali e quanti sono i prodotti agroalimentari sotto brevetto? Moltissimi, molti più di quelli che crediamo. Situazione preoccupante, ma c’è chi fa qualcosa: i contadini hackers. Si avete letto bene. Hanno creato l’Open Source delle biotecnologie e si pongono in antitesi alle grandi multinazionali. Ci sono poi realtà come Civiltà Contadina e altri che si preoccupano di preservare le varietà originali.
Ma tutto questo basta? No. Perché il WTO assimila un seme modificato e brevettato alla varietà originale. Si, se io modifico il Carnaroli e lo brevetto, il brevetto potrebbe includere anche la varietà originale… Inutile dire che da questo ginepraio se ne esce solo diventando consapevoli e solidali. Consapevoli di quello che mangiamo e solidali con il mondo contadino che va sostenuto e indirizzato. Sostenuto richiedendo quei cibi che sono locali e naturali e indirizzandolo nelle scelte di colture  che non siano coperte da brevetto. Come fare? Semplice, iniziamo a lasciare sugli scaffali tutto ciò che è produzione agroalimentare di prodotti brevettati e non solo nella GDO ma soprattutto nei negozi e nelle catene Bio, perché non basta più che un cibo sia Bio, deve anche essere Giusto!

(Il post è stato modificato perché contenente una grave inesattezza e segnalati da Giuliano)

  1. Il problema è complesso e mostra il fianco ai tecnici che ti/ci diranno che noi di tecnologie e genetica e agronomia non capiamo nulla, quindi ci facciamo irretire dalle chimere del “buon selvaggio” e dalla visione bucolica del mondo agricolo.
    Comunque non è nemmeno necessario brevettare un seme perchè già da anni i semenzieri mettono ogni anno in vendita degli ibridi di 1° generazione, gli unici che hanno livelli di resa in campo altissima. Non che non si possa recuperare del seme da riutilizzare per l’anno dopo ma la resa in campo sarà del 30% inferiore (è una normale caratteristica degli ibridi di 1° generazione che viene sfruttata a scopi commerciali e para mafiosi direi).
    L’acquisto di questi ibridi è diventato praticamente obbligatorio, per i coltivatori, da quando il prezzo di vendita dei cereali è inferiore al costo di produzione e il risicato guadagno è raggiunto con l’integrazione dei contributi Statali.
    Tutto ciò di fatto affama e snatura i processi agricoli (oramai completamente disinteressati alla qualità dei propri vegetali allevati)e permette alle multinazionali dell’alimentazione di acquistare materia prima da trasformare a costi bassissimi, questa materia prima deve solo costare poco perchè della qualità non importa nulla a quella ci pensano i processi industriali e l’inoculo di aromi di sintesi.
    Quindi, se possibile, ho una visione ancora più pessimista di quella di Roberto, senza parlare degli allevamenti intensivi e la produzione di uova l’altro inferno della agricoltura moderna.
    Però ci sarà sempre un Bressanini che ci dirà che siamo ignoranti e lui dall’alto della sua laurea in nonsochecosa pontificherà su tutto dall’agronomia alla fisica alla chimica alla genetica.

  2. Vero, verissimo, non siamo degli esperti, laureati in qualsivoglia disciplina alta… ecchissenefraga! è ora di dire “sono io che pago” e quindi si fa quello che dico io.
    “Consumo consapevole” “ecosostenibile” “biologico” “naturale” “downshifting” etc devono diventare non “parole d’ordine” anzi, devono proprio smetterla di essere parole e diventare il Nostro vissuto. Questo è quello che può fare la differenza e farci diventare davvero padroni della nostra Terra.

  3. Ineccepibile. Mi permetto di segnalare una risorsa bibliografica interessante in tal senso, “Il dilemma dell’onnivoro” (http://www.anobii.com/books/Il_dilemma_dellonnivoro/9788845922886/01b2c11ed7f7eb5828/) e il film che da essa trae ispirazione: Food, Inc. (http://www.foodincmovie.com/) con una raccomandazione: bisogna avere lo stomaco e il cervello forti, in ogni senso. Si tratta del nostro presente, e del futuro di tutti i nostri figli, mica noccioline.

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