Del KAMUT e altre scelte etiche

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A seguito di un mio post (che ho pubblicato qui e qui) in cui parlavo anche di KAMUT scrivendo delle inesattezze, ho voluto approfondire e sono andato direttamente alla fonte scrivendo al CEO della KAMUT International Mr. Trevor.
Come è uso nelle aziende serie e in particolare in quelle estere (in Italia difficilmente ti filano), Mr. Trevor ha risposto in maniera franca a tutte le domande poste via email che qui potete leggere integralmente. Quello che ne viene fuori è che la KI è un’azienda che ha fatto scelte etiche e sostenibili anche dal punto di vista economico affiancandole a quelle stesse scelte in ambito ambientale; massimo rispetto per ambiente (culture biologiche e sostenibili) e rispetto per le persone, i coltivatori e i consumatori. Un progetto davvero interessante. Ma… si c’è un ma che non riguarda però la KI ma piuttosto riguarda le nostre scelte. Dovete sapere che il KAMUT in Italia NON viene coltivato, tutti i prodotti a base KAMUT (pasta, farine etc etc) sono fatti col grano Khorasan coltivato in America e quindi, prima di arrivare da noi per essere trasformato in farina, fa migliaia di chilometri in nave e produce chili e chili di CO2. Acquistandolo è un po’ come se noi dessimo un calcio in culo alle scelte sostenibili della KI.
Ne vale almeno la pena? Secondo me no. In Italia abbiamo un grano che è equivalente (qualcuno dice sia della stessa qualità, qualcun’altro che sono fratelli) e si chiama Saragolla. Il Saragolla è un grano antico che viene ancora coltivato in centro e sud Italia che ha caratteristiche molto simili al Khorosan sia in termini proteici che di digeribilità etc etc. In effetti lo stesso Farro appartiene alla stessa famiglia ed è un grano antico che ha subito pochi maneggiamenti nel corso dei secoli.
Perché quindi non costruirci una sensibilità e un’etica di acquisto che davvero sia attenta alla sostenibilità? Ormai non basta discriminare i cibi in base al bio si o bio no ma dobbiamo iniziare a preoccuparci anche dell’etica economica delle aziende che producono i prodotti che compriamo. Se compro una pasta fatta con grani bio ma questi grani arrivano da lontano ho deciso che: accetto che ogni forchettata di pasta sia costata emissioni di CO2 in grandi quantità; non ho protetto il territorio in cui abito perché non ho incentivato l’agricoltura locale e il preservare i biotipi locali; non ho protetto il territorio dall’abbandono e ho aiutato a darlo in pasto alle speculazioni delle lobby del cemento. Non ho in pratica fatto una scelta davvero consapevole ma ho seguito una sorta di bio-fashion che fa tanto “alla moda”.
Io ho deciso che da oggi in poi lascerò sugli scaffali tutti i prodotti a base KAMUT, ma il mio non è un boicottaggio, è una scelta consapevole che chiede alle aziende Italiane di selezionare prodotti agricoli Italiani contribuendo a ridare vita all’agricoltura e spingendo la stessa a scegliere di coltivare varietali locali. Si parla tanto di terroir nel mondo del vino e dell’olio; bene è ora che se ne parli anche per il grano, le verdure, la frutta e tutto ciò che arriva sulla nostra tavola.

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  1. Pan ed Langa | diCotteediCrude - [...] si è destata poiché  il tema dei grani antichi è ormai di casa in questo blog (vedi post su ...

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