Basta alle “parole contro”

Basta alle “parole contro”

Jan 27

Questo mio post prende spunto da questo post che Luigi ha pubblicato sul suo blog “Gli Amici del Bar“. Un post al 99% condivisibile e anzi che fa capire l’attenzione che Luigi mette nella ricerca di argomenti da poi sviluppare sul suo blog. Il post si conclude con una domanda, ci si chiede che fastidio diano dei produttori che fanno scelte differenti. In effetti viene da rispondere: nulla, anzi… se non che spesso questi produttori si pongono con atteggiamento antagonista e contro la produzione che loro definiscono commerciale o industriale. Devo ammetterlo: sono arcistufo di leggere e sentire parole che vengono utilizzate per dividere dando loro un significato negativo che non hanno. La mia percezione è che ci sia in atto una battaglia li dove non c’è guerra ma, come spesso accade, per affermarsi o per affermare la propria posizione, si urla pensando che sopraffare o creare un avversario farà di  noi un vincitore.
È tempo di dire basta! Basta all’uso di commerciale come se vendere i propri prodotti fosse una colpa, visto che anche gli artigiani che fanno produzioni di eccellenza, le fanno per tranne un giusto profitto. Basta con l’aggiunta di parole inutili usate come arma e non come indicazione di caratteristiche differenzianti. Basta a VinoVino, Vino Naturale, Vino Vero. Basta a associare necessariamente un prodotto di bassa qualità alla parola industriale.
Tutti questi produttori che scelgono la via rispettabilissima e anzi auspicata del biologico, biodinamico,  fanno prodotti che poi senza ombra di dubbio commercializzano e quindi prodotti commerciali. Un uovo prodotto da una gallina che razzola in un bel pollaio all’aperto e che mangia quel che trova in giro e mais fa un prodotto commerciale perché il proprietario di quella gallina venderà quell’uovo. Diversamente l’uovo di una gallina chiusa in gabbia in un capannone con luce artificiale e che condivide quella gabbia con migliaia e migliaia di altre galline che si ingozzano di mangimi che poco assomigliano alla loro dieta naturale, sono figlie della SPECULAZIONE e sono un prodotto SPECULATIVO e non commerciale.
Allo stesso modo un vino è un vino, non è mai più o meno vino di un altro. Potrà essere biologico, biodinamico, senza solfiti aggiunti, artigianale. C’è bisogno di iniziare a parlare di differenze e di qualità (nel senso di caratteristiche) di un prodotto senza dover attingere a pratiche guerresche.  Bisogna dire: io faccio un vino seguendo il metodo biodinamico e non: il tuo vino è industriale e il mio è un vino vero perché questo non mi dice nulla sulle qualità del vino.
Impariamo a unire e si a differenziare, ma fornendo informazioni e non fomentando guerriglie e fazioni. Dobbiamo smettere di essere terra di tifoserie e ridiventare terra di eccellenze, tante.

Nota: il post è stato modificato in parte nella forma ma non nel concetto perché contenente una svista.

6 comments

  1. Robyzante

    Bel post, una riflessione non scontata ma molto condivisibile.
    grazie
    Roby

  2. Ciao Roberto scusa, ma dove hai visto, nel post di Luigi, l’uso della parola “commerciale” nell’accezione di cui parli in questo post?

    • Roberto

      Si hai ragione… in effetti non c’è… ho mal memorizzato un passaggio.
      Di fatto il problema che espongo nel post esiste effettivamente. Nel mondo agricolo e in particolare in quel del vino c’è questa pratica dell’utilizzo di parole alienandole dal significato vero delle stesse per usarle come arma contundente.
      Metto giù meglio l’incipit del mio post.

  3. Robi,
    mannaggia mi hai fatto rileggere il mio post tre volte per cercare il passo incriminato! Ero sicuro di non avere usato il termine “commerciale” con accezzioni negative, perchè ovviamente non c’è nulla di negativo nel vendere i propri prodotti.
    In riferimento ai cereali che sono la tua odierna fissa, le arature, le concimazioni minerali, l’esposizione del terreno nudo causano la distruzione del consorzio microbico e obbligano in un girone infernale ad aumentare le concimazioni, le arature, le irrigazioni per produrre. Quando con la semina in copertura e l’inoculo di micorrize nei semi si potrebbe preservare e incrementare l’Humus, la fertilità del terreno e la qualità dei cereali.

    • Roberto

      Perdonami per averti reso cieco per la rilettura forzata :-)
      Tutto vero quello che dici, agiamo troppo sulla terra ma è anche colpa dell’ignoranza. Io ricordo ancora le immagini sui libri di scuola degli Egizi che aravano la terra… l’agricoltura è sempre stato un atto empirico, quando ha iniziato a essere guardato con occhio scientifico ha subito una deriva (concimi, fitofarmaci, abuso dei terreni etc). Ben venga questo nuovo approccio della scienza che invece vuole aiutare l’agricoltura a essere più consapevole. Lode, lode, lode.
      Quello che davvero non mi è piaciuto è il finale. Di che si lamentano tanti (o solo alcuni ma molto rumorosi) produttori che seguono queste nuove vie se sono loro i primi ad alienarsi dal mondo in quanto cattivo e barbaro e ad additare gli altri che ancora non sono sulla loro strada come nemici?

  4. Federica

    Manifesto anch’io il mio apprezzamento Roberto. Mi piace il tuo invito alla chiarezza. Abbiamo tutti bisogno di conoscere nel modo migliore possibile (non potremo mai conoscere tutto)la realtà nella quale ci muoviamo per poter compiere scelte consapevoli anche e soprattutto quando si tratta di ciò che mangiamo e di ciò che ci permette di prenderci cura di noi stessi e delle persone chiare.

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