Nuove tendenze: il #greenwashing

4 comments

Greenwashing! È la moda del momento. Tutte le grandi, medie e piccole multinazionali ci si dedicano per farsi belle in questo inizio di terzo millenio. Se non ti presenti per bene, con un’aura da ecosostenibile, attento alla povera gente, bioqualcosa sei assolutamente out. E allora si mobilitano le migliori menti del marketing per  trovare il programma più etico possibile, più sostenibilmente lucente.
Tutti a occuparsi di territorio, sfamare i poveri, dedicarsi alle tematiche del cibo prodotti in surplus (ovviamente da qualcun’altro) e attentissimi a che se ne parli sui blogs (meglio se foodblogs). Eh si perché per essere davvero green è importante che della tua iniziativa ne parli il web (o la blogosfera che di si voglia), che vengano messi like a profusione sulla Fan page creata per l’occasione, che l’aere si riempia di cinquetti entusiastici, che tutti ti elogino la tua azione e soprattutto che nomino il tuo brand. In poche parole una bella campagna mediatica a costo zero e con un ritorno elevato.
Saltellando qua e la nelle ricerche Google sono incappato nella campagna Ecolaboration di Nespresso (di casa Nestlé quella nota per il comportamento “esemplare” nella vendita di latte in polvere per i neonati. – qui la notizia ripresa da Wikipedia insieme ad altri trofei dell’azienda e qui la notizia di una della condanne subite) dove in pompa magna viene annunciato un bel programma green (etico e sostenibile) per sfamare i poveri con il recupero delle capsule usate del caffè Nespresso.
Perché il progetto riesca buona parte dei consumatori di caffè Nespresso dovranno gelosamente conservare le capsule usate e riportarle nelle boutique (e non negozi sia chiari)  Nespresso; più ne riportano più loro recupereranno alluminio (con un bel risparmio di soldi per loro) e il caffè che verrà utilizzato come concime per coltivare riso. Ma diamo un’0cchiata ai numeri:

Numero delle capsule riciclate (dati a maggio 2012)
8.127.000
Numero delle capsule riciclate (previsione a fine 2012)
18.000.000
Quantità di alluminio raccolto (gr) – (dati a maggio 2012)
3.426.000
Quantità di alluminio riciclato (gr) – (dati a maggio 2012)
3.426.000
Quantità di caffè compostato (kg) – (previsione a fine 2012)
110.000.000
Volume delle capsule raccolte (stima in un anno; m3)
600
Estensione dell’appezzamento di terreno coltivato (ettari)
5
Quantità di riso ottenuto (stima media/annua; kg)
3.600
Ciotole di riso corrispondenti (stima media annua)
60.000
Quando ho visto questa tabello mi sono subito domandato se i dati fossero stati riportati in maniera errata. Invece no, anche sul banco Alimentare (l’iniziativa è appoggiata da loro che ne saranno i beneficiari) i dati sono confermati. Trasecolo. Tutto questo can can per 60.000 porzioni di riso? Ho pensato “saranno al giorno”. Invece no, sono per un giorno, one shot! I chilogrammi sono effettivamente 3.600, diciamo un valore alla sorgente di un migliaio di Euro (il prezzo del riso è stato di 28€/quintale nel 2011. fonte: La Provincia Pavese). Resto davvero basito soprattutto a fronte del ritorno di immagine per l’azienda e del risparmio sull’acquisto dell’alluminio.
Nespresso ha anche attivato, già da tempo, un bel programma per  sostituire i varietali di caffè presenti in molte zone con altri (ottenuti come? da incroci suppongo) molto più produttivi con un bell’addio alla biodiversità. Leggendo qua e la (anche su siti istituzionali) non si capisce però se questa maggiore produzione va a beneficio dei lavoratori (pagando il caffè come prima e non meno per via della maggiore quantità) o solo dell’azienda. Nemmeno dice se Nespresso paga i lavoratori che coltivano e raccolgono il caffè per 12 mesi all’anno con contributi e ferie pagate o se adotta la prassi di pagarli solo per il periodo della coltivazione e raccolta e negli altri mesi “che si arrangino”.
Detto ciò io non depreco queste iniziative in assoluto solo perché vengono da questa  da quella azienda, ma chiederei una maggiore attenzione a chi ne scrive, facendolo con maggiore sguardo critico e non urlando alla bontà infinita “tanto per”.

  1. Marco Stancati says:

    Grazie per il richiamo ad una valutazione attenta delle iniziative etiche ed ecosostenibili.
    A margine, una segnalazione. I refusi sono avvoltoi sempre in agguato: “aura” non “aurea”.
    Buona giornata!

  2. Interessante tuo pezzo, Roberto.
    Anche nel turismo oggi il green ambientalista sostenibile accessibile è argomento sulla bocca di molti.
    Sicuramente meno presente poi nelle proposte turistiche, che solo “pochi buoni (!?)” cercano, con oggettive immani difficoltà di tradurre in fatti, concreti, reali, quotidiani.
    Sono certo cresceremo, lentamente ma con passo sicuro.
    prosit

  3. Bruno says:

    Beh! Diffidare sempre dalle iniziative ecologiche promosse dalle multinazionali.. si nascondono costantemente azioni di marketing per chi, forse un poco superficialmente, viene attratto dall’ iniziativa in sè ma non approfondisce minimamente la cosa; non analizza criticamente ciò che viene cominicato. Purtroppo questo è uno dei mali del nostro tempo. Esempi come quelli portati da Roberto, purtroppo, sono una lungo lista. Speriamo che, presto o tardi, il buon senso torni alla luce. Un carosaluto. Bruno

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