#barbera3

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Vittorio, Luigi e Niccolò hanno speso se stessi per organizzare questa piccola degustazione di Barbera e si percepiva chiaramente. Molta passione, molto interesse, scelte nette e la voglia di raccontare il tutto ad un gruppo di amici seduti attorno ad un tavolo (quello del Contesto Alimentare a Torino, ristorante splendidamente gestito da Francesca). Queste le basi di #barbera3.

barbera3Una degustazione itinerante che ci ha portato anche in zone meno note per questo vitigno (di solito associato o all’Astigiano o all’Oltrepo Pavese. Le Barbera scelte erano delle aziende: Ezio Trinchero, Agliano AT; San Fereolo, Dogliani CN; Cascina degli Ulivi, Novi Ligure AL; Bera Vittorio e figli, Canelli AT; Giuseppe Ratti, Variglie AT; Tenuta Migliavacca, San Giorgio Monferrato AL; Togni Rebaioli, Darfo Boario BS; Carussin, San Marzano Oliviero AT.
Una degustazione scoperta e accompagnata dal cibo (finalmente) dove a ogni bicchiere riempito corrispondeva un racconto di Luigi, Vittorio e Niccolò in un dis-continiuum temporale. Le barbera, molte delle quali biodinamiche, erano sicuramente peculiari, molte delle quali molto più simili ai loro produttori che non al territorio.
Dal punto strettamente gustativo molte non mi sono piaciute, scomposte, puzzose prima e senza troppi sentori dopo, ultramacerate sulle bucce, più godibili al palato ma senza entusiasmarmi. Belle quelle di San Fereolo e di Togni Rebaioli, quest’ultima in particolare era fresca, profumata, gioviale anche se ancora da farsi (imbottigliata il giorno prima). Quella di San Fereolo era elegante prima ma poi si faceva coprire dai profumi delle barrique. Acetica quella di Migliavacca; non male quella di Trinchero anche se con i profumi che svanivano col tempo; disadattata quella di Cascina degli Ulivi forse perché provata dalle varie rifermentazioni che ha incontrato lungo il suo cammino e che l’anno resa assolutamente scontrosa al naso; magra quella di Bera; ingiudicabile quella di Ratti che però era un mix tra barbera e grignolino; la barbera passita di Carussin era troppo ossidata, tanto da sembrare un vino già arrivato a fine corsa.

Questa esperienza mi rassicura perché mi racconta che la passione fa fare buone cose (grazie Niccolò, Vittorio e Luigi), che la biodinamica è un buon approccio alla terra ma che le credenze da medioevo sarebbe meglio lasciarle al loro tempo, numerologia inclusa. Ma di questo ne parlerò in altra sede ;-)

Il trio di #barbera3 lo trovate anche su Gli Amici del Bar

  1. Come ti ho detto su twitter sono in profondo disaccordo con la tua analisi sensoriale dei vini però non devo convincere nessuno per cui soprassiedo, io li berrei e li berrò tutti di nuovo con grande godimento, tu no e mi sta bene, accetto il tuo punto di vista.
    D’altronde alcuni vini erano pseudo sperimentali o campioni da botte e la loro interpretazione era, forse, più complicata.

    Devo precisare, che contrariamente a ciò che dici tu nell’incipit del post, che le Barbera in degustazione provengono da zone Vocate, non minori (a parte, forse, Variglie, Ratti) in cui il vitigno è nato (S.Giorgio Monferrato, Migliavacca) oppure in cui si alleva da parecchio tempo come a Novi Ligure (Cascina degli Ulivi), a Canelli (Bera) e a Dogliani (San Fereolo).
    Inoltre sottolineo che Agliano (Trinchero) e S.Marzano Oliveto (Carussin) sono storicamente ritenuti luoghi d’elezione del Barbera e rientrano nella sottozona Nizza.

    • Ciao Luigi. Io parlo di zone meno note (a molti) e non meno vocate.

      • Agliano, S.Marzano Oliveto, il Monferrato Casalese, l’Alto Monferrato non sono note?
        Se si allora viva #barbera3!

        • Perdona Luigi ma davvero pensi che, al di fuori del circuito di appassionati e addetti al settore, se dici barbera viene associata al Monferrato? o all’Alessandrino? Per la maggior parte delle persone barbera è Oltrepo o Asti, al massimo Oltrepo e Piemonte. Mi stupisce davvero molto la tua distanza da quello che è la comune percezione dei vini e della comune conoscenza della materia. Forse forse fare degustazioni carbonare inizia a perdere di senso (anche se rimane il piacere di frequentarle per la compagnia squisita).
          Chissà se la prossima moda invece di essere quella dei “frizzantini” non sarà quella di ricucire gli appassionati del vino con le persone “normali”.

          • Sai Roberto quale è stato il tuo problema a #barbera3? Cercavi la Tua Barbera e hai trovato tante Barbera diverse che non rientravano nei tuoi canoni e non hai fatto il salto intellettuale necessario per uscire da te e entrare nel Mondo e accettarne le difformità, le deviazioni dal comune sentire, insomma hai avuto un approccio conformista e i vini proposti erano tutto tranne che conformisti, perchè vivono nel mondo e il mondo non si può incasellare dentro schemi.

            Cosa intendi per Asti?
            la Docg Asti era applicabile a tutte le Barbera esclusa San Fereolo e Cascina degli Ulivi, per cui non c’era niente di nuovo sotto sole.
            La barbera dell’OP in Piemonte non è conosciuta da nessuno, quindi come vedi tutto è relativo e nessuno detiene la Verità ma solo piccoli attimi di confusa comprensione.

            Comunque si chiede storicamente alle elite (perdonate il termine un po’ ampolloso) di cercare cose, idee che siano oltre al comune sentire, oltre al conformismo.

          • Sai Luigi qual’è il tuo problema? È quello di credere di capire il sottoscritto senza sapere cosa gli passa nella testa. Inoltre vedo che leggi quello che scrivo con le fette di prosciutto (del pregiudizio) sugli occhi.

            Con affetto.

          • Aggiungerei inoltre che, fosse come dici tu, non si spiegherebbe perché continuo a frequentare fiere come quella di Fornovo, ex-Agazzano etc, a farmi dare campioni di vini da vignaioli “naturali”, a confrontarmi con loro e con i loro vini.
            Io sono semplice, forse anche banale, ma ci sono cose che mi piacciono e cose che non mi piacciono e non mi faccio problemi a dirmelo (oltre che a dirlo) soprattutto perché lo dico DOPO averle assaggiate e mai prima.
            Il gusto NON è una masturbazione della mente, è quello che percepiscono gli organi del corpo e, a secondo di come reagiscono, la mente ce li codifica.
            Trovo invece che ci sia molto preconcetto nel dire che un vino fuori dai canoni e anticonformista debba essere per forza buono. Naturale non è sinonimo di buono, anticonformista non è sinonimo di buono, fuori dagli schemi non è sinonimo di buono.
            Quando poi dici ” il mondo non si può incasellare dentro schemi” stai solo dicendo che i miei schemi sono diversi dai tuoi ma che i miei, perché diversi, sono sbagliati e conformisti.

    • Caro Roberto,
      io non ho mai detto che fossero tutte Barbera buone o ottime non mi importa sostenerlo, non era quesa il nostro intento ma dire che Migliavacca fosse acetica, ti pone nell’olimpo degli incompetenti, tutto quì e che Cascina Degli Ulivi (probabilmente la più interessante) fosse disadattata!
      Tu, come ho detto prima, giudichi il tuo pregiudizio che hai di una cosa e mai quello che hai sotto il naso.
      Perchè insisti ad andare a Fornovo?
      Me lo chiedo anch’io, se ci vai solo per poter dire che i vini puzzano; tempo e soldi sprecati.

      • Ah giusto, dimenticavo la competenza. Mi sembri uno di quei giornalisti quando si rivolgono ai blogger per ricordargli da dove vengono e chi sono e quanta gavetta han fatto.

        Nemmeno avevo capito che era una degustazione tecnica e che mi sarei dovuto uniformare al gusto dei più.
        Ho il brutto vizio di “giudicare” con la mia testa e con i miei sensi, mai con quelli degli altri, sono all’antica, che vuoi farci.

        Cascina degli Ulivi è la più interessante per TE.
        Migliavacca rispetta forse i canoni AIS della Barbera, non i miei.
        Per me sono vini che non mi danno piacere e quindi non mi piacciono, ne sono interessanti perché non mi dicono niente. Io mi affido alle mie sensazioni per assaggiare i vini e di quelle mi fido. Se per apprezzarlo ho necessità di infrastrutture mentali, allora NON mi interessa.

        • Con questa logica si può dire davvero qualsiasi cosa però Roberto. Non era certamente una degustazione tecnica e ognuno ha i propri gusti però è anche vero che da piccoli ti insegnano che se di un qualcosa sai molto poco come minimo è preferibile sostituire ai giudizi (di testa, di pancia, di quello che vuoi), grande umiltà e magari anche il silenzio così da far tesoro di quello che hai appreso per far crescere la tua esperienza e la volta successiva esprimerti con maggior rispetto.

          Al di là della competenza, della pancia, della testa però c’è una cosa molto più importante da tener sempre ben presente ed è il rispetto.
          Ecco penso che il rispetto per il lavoro degli altri non dovrebbe mai venir meno se non nel momento in cui venga offesa in qualche modo la tua persona e sia necessaria una tua reazione ma non mi pare questo il caso.

          Mi pare che in certi toni del tuo post questo rispetto sia venuto un po’ meno, sicuramente non traspare alcuna umiltà ma molta sicumera cosa che più vai avanti negli anni e con gli assaggi e più secondo me dovresti perdere (la sicumera, non l’umiltà, ben inteso che la seconda non è mai troppa).

          Poi c’è un’altra cosa che nessuno ti dice ma che ti dico io, apertamente, così come sono solito essere con le persone. Alle volte hai un atteggiamento indisponente anzi, ti dirò di più, sembri proprio incazzato col mondo, sembra che tu debba dimostrare qualcosa a qualcuno, sembra che sgomiti o che tu debba diventare prevaricante, addirittura aggressivo in alcuni casi e non se ne comprende il perché se non che forse questa sia una modalità di difesa in un contesto dove forse tu ti senti incredibilmente inferiore (o incredibilmente superiore, non saprei dirti).

          Vivitela un po’ più serena, dai. :)

          Ciao, Fil.

          • Prendo atto del tuo commento.
            Poco concorde con te sul discorso del rispetto e dell’umiltà. Io di vino ne so poco e lo dico spesso anzi a volte preferirei saperne ancora meno per garantirmi un’esperienza che non è condizionata dal sapere.
            Rispetto ne ho, verso chi se lo merita.

    • Mi unisco alle parole di Filippo , Roberto, #barbera3 era una festa ma sei arrivato già incazzato è tutto qui il problema.
      Poi che non ti piacesse nessun vino può anche andare ma i toni Robi, i toni aggressivi che avevi al tavolo e che hai avuto nel post, ecco quelli sono offensivi nei confronti di chi tanto ha lavorato.
      MI hai molto deluso Domenica e oggi.

      • Si sono incazzoso da stress, visto il periodo denso e estremamente difficile sotto molti punti di vista.
        Fatico a capire quali sono i toni aggressivi nel post. Le mie opinioni sui vini?

  2. Non sono d’accordo Roberto.
    Non entrò nel merito dei singoli assaggi , non ero presente alla degustazione.
    Mi confronto spesso con colleghi che operano in altre regioni e quando dici Barbera parli di molte , moltissime zone dove Asti, Alba e Oltrepò sono solo una parte e non certo il totale. È come sai , noi “mediatori” , siamo la cartina tornasole di quello che il mercato conosce…
    Ma queste sono inezie.
    Quello che mi colpisce è la tua affermazione secondo la quale gli “appassionati del vino” hanno perso la percezione del “sentore comune ” .
    Non la comprendo nella sostanza : da quando un appassionato ad una materia si omologa al “gusto” dei più? Senza dei sinceri “ricercatori” in quale evoluzione di pensiero e conoscenza potremo sperare?
    Tu stesso, anche nelle righe di questo tuo spazio, non parli forse di prodotti ai più sconosciuti per amore stesso della condivisione?
    Non ci sono strappi da ricucire ma telai su cui tessere trame invitando altri a sviluppare orditi. Questo è l’unico senso a cui aspirare, senza alcuna verità in tasca.

    • Ciao Giuliano,
      chi parla di “omologazione del gusto”? Io parlo di altro. Se uno è appassionato di letteratura NON può (IMHO) non rendersi conto che libri (pessimi IMHO) come “50 sfumature di grigio” siano più noti di libri ben superiori per stile e contenuto.
      Pensare che i più conoscono le zone dei vini e sanno dove la barbera alloggia è, sempre secondo me, un’illusione. I distributori vendono a gente che ne sa di vino e non puoi dirmi che non è vero. Se la mia analisi fosse corretta significherebbe che TUTTI sanno che prosecco è Asolo, Trento, Valdobbiadene, Cartizze etc etc ma così NON è, purtroppo. E di esempi ce ne sono a mazzi.
      Da qui a dire che dovremmo essere tutti così ce ne passa e di certo non è quello che io volevo dire.

      • Scusa Roberto, per esser proprio giusti, avevamo 4 Barbera dell’Astigiano in senso stretto, 1 d’Alba, denominazione ben rappresentata nella GDO, 2 Monferrato Alessandrino (anche se di zone molto diverse), altra zona di produzione molto rappresentata in GDO, e una dichiaratamente di zona meno nota.
        Fai una ricerca “Barbera” su catalogo di un qualunque supermercato.
        CIao

        • Sarà che sono ignorante e quindi, scrivendo male, faccio fatica a esprimere quello che penso.
          Ti fo’ una domanda: davvero credi che se dici “Barbera” tutti sanno risponderti “di Asti, Alba,Monferrato Alessandrino (chissà quanti sanno la differenza tra i vari Monferrati poi), Oltrepo?”? Davvero? Credi davvero che perché in GDO c’è la denominazione tutti la leggono? Se così fosse molte cose non sarebbero vendute, ma le etichette solitamente non vengono lette. E davvero pensi che chi allunga la mano, in GDO, su una barbera lo fa con cognizione della zona di provenienza o si ferma al mero nome “Barbera” (sai, m’han detto che è buona)?
          Se non dovessi aver capito, per colpa mia ovviamente, quello che intendo proverò a rispiegartelo.

  3. I distributori vendono a imprenditori che, mediamente, mettono in secondo piano il loro gusto personale rispetto a quello della loro clientela.
    Con il relativo”sapere”
    Il fatto poi che ci sia poca/cattiva conoscenza delle differenza tra un territorio e l’espressione di quel vitigno non può considerasi un limite ma, piuttosto, un’occasione.
    Quella che colgono, appunto, le degustazioni numerate nell’eccezione migliore delle stesse.
    In questo continuo a non comprendere la tua definizione di “perdita di senso” e necessità di ricucire.
    Ma è certo un mio limite.

    • La “perdita di senso” sta nel comunicare a chi già sa, a chi ha la stessa visione delle cose, lo stesso approccio i nostri stessi schemi mentali.
      Se si comunica tra uguali, per me, si perde il senso del comunicare perché diventa fine a se stesso.
      Quando scrivi “Tu stesso, anche nelle righe di questo tuo spazio, non parli forse di prodotti ai più sconosciuti per amore stesso della condivisione?” io rispondo che, si, lo faccio per amor di condivisione e proprio per questo se dovessi fare un #graniantichi1 lo farei rivolto a chi usa le farine commerciali perché ritengo che a loro dovrei rivolgermi, non inviterei certo un Felicetti o un Giacosa (il panettiere del Pan ed Langa) o un Sobrino (se non per portare le loro esperienze). Sbaglio io?

      • Quindi pensi che sia stata mal assortita la platea della degustazione? Continuo a non comprendere.
        Io credo che Vittorio abbia ben spigato qui
        http://gliamicidelbar.blogspot.it/2013/02/barbera3-le-degustazioni-numerate-e.html le intenzioni di quella ( per me di tutte ) le degustazioni numerate.
        Se hai piacere di cucinare un cinghiale alla griglia non inviti degli amici vegetariani :-)
        Voglio dire che è naturale in un formato come le # coinvolgere persone con una matrice comune nel linguaggio, non dovendo vendere nulla si predilige la “relazione” di uno studio, di una ricerca.
        Tu sapevi già di quei vini? Ti eri già confrontato con quelle espressioni territoriali?
        A giudicare dai commenti precedenti non credo tu abbia “la stessa visione delle cose, lo stesso approccio, lo stesso schema mentale” dei 3 di #barbera3.
        Hai avuto modo di valutare, di giudicare secondo i tuoi gusti, un qualcosa che , sicuramente, in parte conoscevi ma che non avevi avuto modo di approfondire da talune angolature.
        Non importa quale siano poi i tuoi giudizi sul singolo vino ( non certo perché non siano importanti) , hai avuto l’opportunità di ampliare le tue conoscenze e, in questo, lo scopo dell’evento è stato centrato.
        Poi, a fare meglio, c’è sempre tempo. È modo.

        • Mai pensato di dire che l’iniziativa fosse inutile. Tutto ciò che accresce (pochi o tanti) è sempre utile. #barbera3 mi è molto piaciuta e ben vengano queste iniziative. La domanda che mi pongo è se ha senso davvero fare (solo) queste iniziative e se davvero ha senso rivolgerle a chi è già (chi più chi meno) istruito, se non abbia più valore (e sottolineo il più, perché valore ne ha già ora) rivolgersi a i molti che “poco sanno”. E questo è il più bel complimento che possa essere fatto agli organizzatori, anche se viene da uno che “non hai [mai] fatto il salto intellettuale necessario per uscire da te e entrare nel Mondo e accettarne le difformità, le deviazioni dal comune sentire, insomma hai avuto un approccio conformista”.

          Sono dubbi e non assunti, domande e non risposte, pensieri ad alta voce e non docet, suggerimenti e non dettami. Non hanno senso? Può essere, ci mancherebbe.

  4. Vi riporto le mie sensazioni sui vini premettendo che non ero assolutamente in condizioni ottimali per degustare per via dell’impegnativa serata precedente. Non ho scritto niente, per cui vado a memoria.

    Trinchero.
    Monolitico, imponente, chiuso.
    Anche dopo un paio d’ore, il naso era sopraffatto dall’alcol e non sono riuscito a goderlo appieno. Probabilmente è l’assaggio che ha patito di più la mia (errata) condizione fisica. La sensazione è che sia un grande vino, da attendere e per il quale sicuramente io quel giorno non ero pronto. Vorrei sicuramente riassaggialo in condizioni (mie) ottimali.

    San Fereolo
    Tecnicamente molto ben fatta, l’ho trovata forse meno espressiva delle Barbera successive, un po’ chiusa ma precisa, forse un pelo condizionata dai legni a mio gusto ma discretamente godibile.

    Cascina degli Ulivi
    La barbera che durante la giornata mi ha colpito maggiormente per potenza e controllo. Il naso non era immediatamente preciso, è vero. Ma vorremo dargliela una ventina di minuti (in realtà ne son bastati meno) per recuperare un po’ di ossigeno? Dopo circa 10-15 minuti da che l’avevo nel bicchiere è letteralmente esplosa. In bocca il vino con maggior freschezza (leggi acidità) di tutta la batteria della giornata. Un siluro praticamente a render snella una struttura importante ed un frutto ancora croccante dopo 5 anni di fantastico caos controllato in botte. Mi è piaciuta molto.

    Bera
    A mio avviso al naso la più difficoltosa, almeno nei primi minuti. In bocca la più morbida e suadente anche se forse con minor freschezza rispetto alle altre. Certo scontava il fatto di venire dopo Bellotti il che potrebbe aver sicuramente tradito le mie già stanche papille. Me ne sarei bevuto un otre comunque.

    Ratti
    Semplicemente perfetta.
    Svanito il lieve residuo carbonico rappresentava a mio avviso l’archetipo della barbera gioviale, da bere, per tutti i giorni. Non eccessivamente strutturata ma di un’armonia sconvolgente, da primato nella sua semplicità. E’ forse l’essenza stessa del vino e dello stare insieme. Un punto di arrivo da trarre come insegnamento di un grande vecchio.

    Carussin
    Mea culpa, non me la ricordo o forse me la sono persa mentre sono andato a chiacchierare con Togni.

    Togni
    Un po’ chiusa sulle prime, dopo una decina di minuti si è aperta molto bene. Vino tecnicamente molto ben eseguito, senza alcuna incertezza all’olfattivo che ha regalato sorso lungo, pieno e di grande soddisfazione. Gran bella prova anche se secondo me ancora giovane e da risentire con almeno un annetto di vetro sulle spalle.

    My two cents.
    Fil.

  5. Guarda Roberto, non so se di vino ne sai poco oppure no, ma se così fosse a maggior ragione non dovresti lanciare sentenze (soprattutto se negative) così facilmente.
    Comunque non credo che il punto focale di #barbera3 fosse la bontà dei loro vini (che per me tra l’altro era ben evidente ma è soggettivo), ma la socialità dell’evento.
    Ok lo hai apprezzato, e allora sottolinea ciò senza dover a tutti i costi qualcosa da criticare.
    Anche perchè, come dice giustamente Luigi, si sono fatti un mazzo per organizzare questo evento e non fa sicuramente piacere ricevere parole sotto certi aspetti abbastanza dure e, direi, gratuite.
    L’evento è stato un gran evento? Si, l’hai affermato tu stesso e allora enfatizzalo. Dal tuo post non ne dai l’idea. I vini non ti son piaciuti? Ok i gusti son gusti ma siccome non era una degustazione a voti o una gara forse non era il punto focale su cui porre l’accento. Poi magari un giorno incontri Luigi, Vittorio o Niccolò e gli dici: “Sai a #barbera3 alcuni vini non mi son piaciuti tanto…” e se ne parla.
    Ma così apertamente penso anche io che sia stata un’uscita un pò infelice.
    Tutto ciò mia opinione personale.

    • “Vittorio, Luigi e Niccolò hanno speso se stessi per organizzare questa piccola degustazione di Barbera e si percepiva chiaramente. Molta passione, molto interesse, scelte nette e la voglia di raccontare il tutto ad un gruppo di amici seduti attorno ad un tavolo (quello del Contesto Alimentare a Torino, ristorante splendidamente gestito da Francesca). Queste le basi di #barbera3.
      Una degustazione itinerante che ci ha portato anche in zone meno note per questo vitigno (di solito associato o all’Astigiano o all’Oltrepo Pavese.
      Una degustazione scoperta e accompagnata dal cibo (finalmente) dove a ogni bicchiere riempito corrispondeva un racconto di Luigi, Vittorio e Niccolò in un dis-continiuum temporale.
      Questa esperienza mi rassicura perché mi racconta che la passione fa fare buone cose (grazie Niccolò, Vittorio e Luigi),”

      Adesso vorrei davvero che qualcuno mi spiegasse dove, in queste parole, ci sono critiche. Perché io ci leggo solo elogi.

  6. Benone! E allora perchè l’entrata a gamba tesa sui vini? A che proposito visto che l’intento non era quello della barbera più buona del mondo?
    Per dare un opinione personale dirai tu, ma se sai che probabilmente quest’opinione può far male perchè non evitare?

  7. Penso che non si debba mai perdere di vista l’aspetto umano nelle cose. Mai.

  8. Mi permetto di entrare con poche riflessioni in questa discussione che, per molti versi, trovo divertente. Ho letto qui, ma anche su twitter, argomentazioni sulle quali sento di poter dire “la mia”, semplicemente perché c’ero.

    1) #Barbera3 era una festa? Non lo sapevo, mi era parso un evento imperdibile, tenuta conto anche della risonanza delle precedenti edizioni, capace di far sentire uno sfigato chi non era stato invitato a partecipare. Mi fosse stata presentata come una festa, chissà, forse non sarei andata fino a Torino, non sono solita partecipare a feste con sconosciuti. Per fortuna c’erano vini da degustare e persone “competenti” con le quali discuterne e questo mi ha da subito confortata sulla validità del viaggio.

    2)Il rispetto del lavoro degli altri è una regola massima, indiscutibile. Ma questo significa bere vini che non ci piacciono, tacere alcune puzze che, veramente sono un difetto, solo perché, magari, il produttore è presente e non vogliamo offenderlo?

    3)Se non avessi mai frequentato fiere, produttori, degustazioni, di vini biologici e/o biodinamici, domenica avrei pensato che non mi piacciono, che puzzano, che non mi raccontano nessuna storia. Mi è piaciuto, e l’ho detto anche subito, solo quello della Valcamonica che, grazie forse alla sua gioventù, aveva sentori, sia al naso che al palato, di uva. Di uva BARBERA.

    4)Ho trovato esilaranti quell’arrampacarsi sugli specchi al grido di “questo vino se lo teniamo stappato, magari anche in frigo, e lo beviamo tra qualche giorno, lo troveremo sorprendente… Si, vabbè, ma se io vado al ristorante o mi siedo al tavolo di casa mia con una bottiglia ad accompagnare la mia cena, vorrei che quel vino fosse buono subito, al massimo posso dargli mezz’ora, o tutta la durata della cena, per scoprirne il modificarsi, l’evoluzione nel bicchiere!

    5)Non si è parlato della piacevolezza che il vino deve avere, come caratteristica imprenscindibile. D’accordo nel voler essere ricercatori, talebani, tutto quello che volete, ma bere un vino con il libretto delle istruzioni perché possa capirlo, non mi darebbe nessuna gioia. E’ lui che deve capire me: gratificarmi, titillare le mie papille, invitarmi al sorso successivo… e se questo è molto soggettivo (ciò che piace a me può non piacere a Roberto o Luigi), è vero che un vino difettoso non piace proprio a nessuno. Alcuni dei Barbera assaggiati domenica lo erano e non capisco perchè non lo si voglia dire.

    6)Last but not least, #Barbera3 è stata un’esperienza positiva, che ripeterei perchè mi ha maggiormente stimolata a cercare di capire se Biodinamico è sinonimo di Puzza e, soprattutto perché ho avuto conferma di quanta passione ma anche di quante parole inutili si spendono intorno al vino.

    • Provo a rispondere punto per punto ai tuoi punti Mirella.

      “1) #Barbera3 era una festa? Non lo sapevo, mi era parso un evento imperdibile, tenuta conto anche della risonanza delle precedenti edizioni, capace di far sentire uno sfigato chi non era stato invitato a partecipare. Mi fosse stata presentata come una festa, chissà, forse non sarei andata fino a Torino, non sono solita partecipare a feste con sconosciuti. Per fortuna c’erano vini da degustare e persone “competenti” con le quali discuterne e questo mi ha da subito confortata sulla validità del viaggio.”

      Era una festa perché tante persone che erano presenti si conoscevano da anni, fanno eventi di questo tipo da almeno 15 anni e mettono – penso di poter parlare a nome dei più – al primo posto la convivialità e l’amore per lo stare insieme. Io mi sono mosso per quello prima di ogni altra cosa, vedi alle volte le priorità.

      “2)Il rispetto del lavoro degli altri è una regola massima, indiscutibile. Ma questo significa bere vini che non ci piacciono, tacere alcune puzze che, veramente sono un difetto, solo perché, magari, il produttore è presente e non vogliamo offenderlo?”

      Assolutamente no, criticare con educazione e rispetto è sempre lecito, anche se non si sa granché dell’argomento o anche se se ne sa moltissimo. L’importante alle volte è la forma. Quindi benvengano le critiche, mi pare di averne evidenziate alcune anche nel commento dove ho inserito le mie degustazioni ma mi pare anche di averlo fatto cercando di non offendere nessuno e queste sono persone che sicuramente non si offendono per una critica di chiunque di noi. Per fortuna non è questo il problema.

      “3)Se non avessi mai frequentato fiere, produttori, degustazioni, di vini biologici e/o biodinamici, domenica avrei pensato che non mi piacciono, che puzzano, che non mi raccontano nessuna storia. Mi è piaciuto, e l’ho detto anche subito, solo quello della Valcamonica che, grazie forse alla sua gioventù, aveva sentori, sia al naso che al palato, di uva. Di uva BARBERA.”

      Mi sono fermato al “che non mi raccontano nessuna storia”.
      Sembra quasi che tutto lo sforzo per tirarle fuori quelle storie sia passato inosservato. E non parlo solo del calice che in buona parte è soggettivo e non possiamo farci granché, parlo del lavoro dei ragazzi che hanno organizzato con spirito sereno, divertito e, certo, inevitabilmente coinvolto. Poi bisognerebbe capire cosa è per te il gusto o il profumo di uva barbera, perchè se non l’hai sentito nella Barbera di Ratti (quanto meno), c’è forse da chiedersi se magari non sia tu ad avere un pezzo in più adesso rispetto a quanto avevi prima. Puoi dirmi che la Barbera di Ratti magari non ti è piaciuta, io non lo capirei ma lo posso accettare ma dirmi che quella barbera non sapeva di barbera bè, questo sarebbe davvero incomprensibile. Almeno per me.

      “4)Ho trovato esilaranti quell’arrampacarsi sugli specchi al grido di “questo vino se lo teniamo stappato, magari anche in frigo, e lo beviamo tra qualche giorno, lo troveremo sorprendente… Si, vabbè, ma se io vado al ristorante o mi siedo al tavolo di casa mia con una bottiglia ad accompagnare la mia cena, vorrei che quel vino fosse buono subito, al massimo posso dargli mezz’ora, o tutta la durata della cena, per scoprirne il modificarsi, l’evoluzione nel bicchiere!”

      Chiariamo un punto. Non era una gara. Non c’era alcuna necessità da parte di alcuno di arrampicarsi sugli specchi. L’esempio del vino tenuto in frigo per due settimane l’ho fatto io quindi immagino che ti riferissi a me. Mi riferivo in particolare ad una bottiglia di Moscadeddu di Alessandro Dettori, centelinata davanti al camino sera dopo sera nel corso della parte più rigida dell’inverno. Un vino con una volatile a bestia, certo, eppur godibilissimo, stabile pur mal tappato in frigo, forse proprio per via di quella volatile difetto / non difetto. Ai posteri… Sempre io sono quello che ha evidenziato il problema dell’attesa del vino al ristorante, attesa che il vino si apra intendo, non dell’arrivo della bottiglia al tavolo. E quindi sul punto concordiamo. Sono vini da attendere. Non una settimana certo ma almeno una ventina di minuti. La Barbera di Bellotti per esempio secondo me ha perso dopo 10-15 minuti i sentori di ridotto spalancandosi splendidamente. La lieve carbonica nella barbera di Ratti è sparita subito anche lei dopo pochi minuti. Ma se non hai la voglia e la pazienza di approcciarti a questi vini vivi con un po’ di pazienza appunto, di cuorisità e flessibilità, meglio lasciar perdere, sono tutto fuorché un vino convenzionale (che io rispetto assolutamente), con i pregi (che non hai trovato ma io si) e con i difetti (che hai evidenziato ed io pure).
      Forse perché la tua esperienza è ancora piccola oppure perché il tuo percorso non è ancora concluso per poter avere la verità in tasca sull’intero mondo della Barbera. forse perché appunto quell’umiltà che ci manca spesso non ci consente di capire dove termina il difetto e dove inizia la nostra inadeguatezza nel valutarlo. Sottile e dinamico limite, credimi. Per tutti noi.

      “5)Non si è parlato della piacevolezza che il vino deve avere, come caratteristica imprenscindibile. D’accordo nel voler essere ricercatori, talebani, tutto quello che volete, ma bere un vino con il libretto delle istruzioni perché possa capirlo, non mi darebbe nessuna gioia. E’ lui che deve capire me: gratificarmi, titillare le mie papille, invitarmi al sorso successivo… e se questo è molto soggettivo (ciò che piace a me può non piacere a Roberto o Luigi), è vero che un vino difettoso non piace proprio a nessuno. Alcuni dei Barbera assaggiati domenica lo erano e non capisco perchè non lo si voglia dire.

      Alcune delle cose che dici mi trovano totalmente d’accordo. Io sono contro ogni forma di talebanismo, sia in positivo che in negativo perché mi piace conoscere, scoprire. La prima volta che mi hanno messo davanti una geuze a momenti avevo bisogno del bagno più vicino, la seconda è andata diversamente, la terza ancora meglio, la quarta è stato quasi amore ed era una framboise questa volta. Ma non è che al primo giro io avessi la verità in tasca, ho esclamato come te e come roberto che quella roba non l’avrei mai bevuta in vita mia, scioccamente. Poi ho riprovato, pungolato anche dai tanti bravi amici che ho la fortuna di avere e devo dire che era senz’altro un mio limite.
      I sentori convenzionali ci hanno asfaltato la psiche dell’assaggio. Basta la minima variazione a ciò che ci aspettiamo a farci scattare sull’allerta. Il limite però è tutto nostro non sempre del prodotto. Poi qualche volta, ci sono prodotti da buttare ma non mi pare fosse il caso di nessuno dei vini presenti domenica scorsa a #barbera3.

      “6)Last but not least, #Barbera3 è stata un’esperienza positiva, che ripeterei perchè mi ha maggiormente stimolata a cercare di capire se Biodinamico è sinonimo di Puzza e, soprattutto perché ho avuto conferma di quanta passione ma anche di quante parole inutili si spendono intorno al vino.”

      Capire se biodinamico è sinonimo di puzza mi sembra un primo scheletrico obiettivo da darsi. Meglio che niente. Da qualche parte bisognerà ben partire :)

      Con simpatia.

      Ciao, Fil.

      • Ciao Fil,
        non capisco se “incasellarti” tra quelli che hanno la verità in tasca (propendo per il no) e quindi fatico a capire il tuo affermare “Forse perché la tua esperienza è ancora piccola oppure perché il tuo percorso non è ancora concluso per poter avere la verità in tasca sull’intero mondo della Barbera”. Quella dubito che qualcuno l’abbia, penso nemmeno Luigi, Vittorio e Niccolò (nonostante la grande ricerca fatta) perché è un mondo talmente esteso che la verità difficilmente la si potrà mai raggiungere.

        Pur concordando con te che spesso “I sentori convenzionali ci hanno asfaltato la psiche dell’assaggio. Basta la minima variazione a ciò che ci aspettiamo a farci scattare sull’allerta. Il limite però è tutto nostro non sempre del prodotto” mi riservo (e riservo quindi a tutti) il beneficio di accogliere positivamente o negativamente il nuovo. Mica detto che un sentore, perché nuovo, debba piacere. Io non contesto mica che il sentore di ridotta sia più o meno caratteristico del vino, ma a me proprio non piace e quindi se un vino ha quel sentore quel vino non mi piace. Oppure deve piacermi perché “nuovo”? Perché sarebbe fesso dire che per aprire la mente dobbiamo essere acritici e non voler scegliere.
        Posso io contestare che un vino con volatile alle stelle a te piaccia? Giammai. Ne giammai qualcuno potrà contestare a me che Migliavacca è acetica. Questione di gusti. Perché di gusto parlo nel mio post, ne di giusto ne di sbagliato, ne di ben fatto o malfatto, cattivo o buono, ma semplicemente del mio personalissimo cazzo di gusto.
        Oppure qualcuno mi sta venendo a dire che ci sono dei canoni a cui dover per forza aderire se no sei out? Dobbiamo superare i nostri limiti per metterne altri? Ha senso? Ha senso smantellare delle gabbie per costruirne altre? Se davvero voglia liberarci dagli schemi mentali, dalle convenzioni, cerchiamo di non farlo creando altri schemi mentali e altre convenzioni

  9. Ciao Roberto, quello che più mi dispiace a leggere il tuo post e tutti i successivi commenti è che sembra trasparire a tutti i costi la volontà di alzare una sorta di barricata, di qua o di là. Vincitori o vinti.

    L’unica cosa che ho imparato in questi anni è che non esistono linee di demarcazione nette, l’incertezza è ciò che più di ogni altra sensazione mi guida alla scoperta di un vino, di un vitigno, di un territorio. E guarda, non voglio entrare nel merito dei tuoi giudizi, impressioni che certamente sono figlie di quanto di più soggettivo ci sia al mondo, il proprio gusto.

    Prendiamo però la barbera di Stefano Bellotti, che velocemente liquidi con un poco elegante “disadattata” in quanto “scontrosa al naso”. Concordo con te sul fatto fosse, tra i sei vini in assaggio, forse la più difficile, la più scontrosa e la meno immediata. Sai però cosa ho trovato straordinario in quel vino? Che nonostante tutti i problemi che ha avuto sia riuscito con il passare del tempo, di tantissimo tempo, a trovare una via di uscita. A risolversi da solo. A trovare una sorta di particolare equilibrio tutto suo (e questa è una cosa incredibile a cui assistere). Certo, parliamo di equilibrismi, di vini che inevitabilmente dividono una platea di degustatori anche esperti. Un vino che non mi stupisce affatto non ti sia piaciuto (e non perchè sei tu, non mi sarei stupito se a chiunque non fosse piaciuto) e di cui non ti dirò se io l’ho apprezzata o meno, ma vorrei sottolineare il percorso che può portare a qualunque giudizio in merito.

    Lungi quindi da me di farti cambiare idea su quelli che sono i tuoi gusti. Tali sono e li rispetterò sempre. È il tono che fa male e la sensazione di, come dicevo prima, voler dividere a tutti costi.

    • Jacopo, non dici una cosa sbagliata.
      Vorrei solo capire dove, nel mio post, ci sono barricate. Io ci leggo solo stima per chi lo ha organizzato, rispetto per il grande lavoro fatto, coraggio per le scelte e il piacere della compagnia.
      Poi i gusti sono gusti, a Fabio le barbera sono piaciute ma nessuno ha pensato di contraddirlo, perché quando ci si esprime sui gusto c’è ben poco da dire.

      • Ovviamente non mi riferivo alle persone o all’evento in generale, anzi. È che a volte qui mi sembra di leggere dei giudizi sui vini particolarmente tranchant, che non lasciano spazio all’appello, tutto qui.

        • Jacopo i giudizi sono sempre netti, anche un “mi piace così così” è una finta mediazione.
          L’intelligenza sta nel ri-assaggiare nonostante il giudizio che si è precedentemente dato (sia positivo che negativo) senza preconcetti. Il mio parere (giudizio mi pare troppo forte) su Cascina degli Ulivi non è ne sarà mai definitivo. Capiterà di ri-assaggiare i suoi vini. Ma parlando anche di altri, in un tuo post parli bene dei vini di Croci che non ho particolarmente apprezzato ma ho ancora li tre sue bottiglie per un secondo assaggio. Mi sono comprato delle bottiglie di Barbacarlo e Montebuono per riassaggiarle nonostante mi siano piaciute (senza innamorarmene). La si trova una cosa particolarmente strana quella di non aver pregiudizi? Di non fermarse mai sul giudizio precedente? Perché a me pare una cosa normalissima.

          [Nota: e questo spiega a Luigi perché continuo ad andare a Fornovo]

  10. Certo, ora non c’è molto da aggiungere, si è detto praticamente tutto. Voglio solo portare il mio piccolo contributo alla questione.
    Premetto che sono pienamente d’accordo con quello che ha scritto Filippo, tutto!
    Io penso che, la ricerca, quello che volevano comunicare Luigi, Vittorio e Niccolò era da interpretare come un ritorno alle origini del gusto, dei sapori, delle realtà contadine, ma soprattutto umane. È molto chiaro, leggendo i loro tanti post, da che parte siano rivolti i loro sguardi. Prestano molta più attenzione alle persone, al contesto e alle loro realtà, che alle bottiglie in sé (e questa non è una scusa per difendere l’eventuale difetto). Probabilmente volevano comunicarci questo. Mi sarei invece stupito se nel calice mi fossi ritrovato delle Barbera “bombolone”. Il loro intento non era quello di stupire il pubblico con la migliore Barbera del mondo.
    In più, voglio ricordare che mancavano alcuni produttori e che il loro contributo avrebbe fatto sicuramente la differenza in una degustazione che è stata comunque molto interessante per me.
    Un’altra domanda che voglio fare e che mi sono fatto è: sono sicuro che mi piace il vino/vitigno Barbera? C’è da pensarci!
    Non è un po’ di volatile, qualche riduzione, pochi minuti di carbonica che fanno la differenza, quelli sono vini vivi e, per citare le parole di Bellotti, vibranti.
    Per tutto il resto, c’è degustibus.

    Riccardo.

    • Riccardo,
      che cosa sono i “gusti contadini”?? Questa voglio davvero saperla perché mi sfugge.
      Ballotti è lo stesso che mi ha raccontato che i barcode sulla bottiglia fanno morire il vino? Lo stesso che mi ha spiegato che è spiegabile grazie alla numerologia? Quello intendi?
      A me la barbera piace da sempre, è probabilmente il primo vino a cui mi sono avvicinato e ti parlo delle barbera di 30 anni fa, quelle che mio padre comprava in damigiane e che assieme imbottigliavamo, ne piacione ne rotonde.

      La degustazione è stata interessante anche per me ma
      a questo punto mi domando davvero se ciò che vi spaventa davvero tanto sia che non ci si omologhi ai vostri gusti e che solo questo sia il problema.

      • Roberto,
        ho scritto “realtà contadine” non “gusti contadini”. C’è una bella differenza. Poi, secondo me hai capito molto bene cosa intendevo.

        Sì, proprio quel Bellotti! Lui ti ha parlato probabilmente di un esperimento fatto, non penso si sia svegliato una mattina inventandosi tutto questo. Tu invece hai qualche dato, qualcosa con il quale poter controbattere? Altrimenti, stiamo parlando di aria fritta.

        Bene, mi fa piacere che ti piaccia la Barbera. C’era qualcosa in quegli assaggi che ti riporta a quei momenti?

        Rob, non è una questioni di gusti. L’idea, la tematica, (come ti ho scritto) quella è importante. O forse, quello dove si voleva arrivare.

        Con rispetto,

        Riccardo.

        • Riccardo, per la verità hai scritto: un ritorno alle origini del gusto, dei sapori, delle realtà contadine
          Io lo interpreto come “gusto sapori e realtà contadine” tradotto: gusto contadino + sapori contadini + realtà contadine. Se ho inteso male perdona.

          Dimmi che non è vero che sia possibile credere alla storia dei barcode supportata poi da riscontri opinabili quali quelli ottenibili dalla “cristallizzazione sensibile”. Per me è roba da medioevo oscurantista.
          Pensi davvero che a questi argomenti si possano opporre dei fatti? È come controbattere a qualcuno che ti parla dei tarocchi come metodo per leggere il futuro.

          Nessuna delle barbera assaggiate mi riporta a quelle della mia gioventù e lo trovo serenamente normale, mi sorprenderebbe il contrario.

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